Giovedì, 30 Novembre 2017 01:45

NOI GIOVANI, COSI' DIVERSI DAI NOSTRI GENITORI

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Il romanzo "Gli sdraiati" di Michele Serra e il film della Archibugi rimettono al centro del dibattito il rapporto tra padri e figli. di Beatrice Salmi

In questi ultimi anni, i giovani, come ha dimostrato la psicologa americana Jean Twinge, sono diventati sempre più pigri e sfaticati, apatici e depressi, privi di stimoli e di entusiasmi.

In molti pensano che sia principalmente colpa nostra se non c’impegniamo nello studio, non facciamo progetti per l’avvenire, non ci sentiamo coinvolti sentimentalmente.

Pensano che siamo noi ad evitare di proposito le varie occasioni che ci si pongono davanti e che siamo sempre impassibili in ogni situazione della vita, sia essa lieta o drammatica.

Ma le responsabilità sono altrove. Negli ultimi decenni, la tecnologia si è sviluppata sempre di più e i confort sono aumentati. Di conseguenza i modi di pensare e concepire la vita sono mutati radicalmente rispetto al passato. Le persone sono diventate così sempre più pigre ed agevolate nelle attività quotidiane, nel lavoro e nelle relazioni sociali, soprattutto noi giovani. Noi abbiamo avuto tutto e spesso più di quanto desiderassimo e la lotta per ottenere qualcosa non ci appartiene.

La nuova generazione, dunque, non è responsabile della mancanza di vitalità e di energie positive, ma è una “vittima” della tecnologia e del consumismo.

In passato i giovani, per divertirsi o per comunicare con i coetanei, non avevano lo smatphone, You Tube, Twitter, Instagram. La nostra generazione, invece, vive incatenata ai social, ritrovandosi persino “costretta” a navigare nel web, per poter parlare con altre persone, che sono esattamente come noi, chiuse in cameretta per ore ed ore davanti ad uno schermo, non sentendo il bisogno di vedersi e di dialogare di persona con  i nostri amici. Oggi, le amicizie che si creano tra ragazzi sono spesso superficiali: iniziate, sviluppate e concluse tramite semplici messaggi.

Anche in campo sentimentale ci sono stati cambiamenti nel modo in cui ci rapportiamo con l’altro sesso: prima i ragazzi erano più profondi e riuscivano a provare e dimostrare l’amore in mille modi diversi e non avevano paura di manifestare le loro emozioni. Adesso vogliamo complicare tutto, facendosi troppi problemi fondati su paranoie inutili, che ci spingono a chiuderci in noi stessi. L’amore vero lo fuggiamo, per non rischiare di soffrire, e ci accontentiamo di un avvilente surrogato, che naturalmente non ci rende felici.

La nostra generazione è in continua lotta con tristezza e depressione. Non avere entusiasmi, non porgerci degli obiettivi, non lottare per raggiungerli ci lascia tristi, vuoti ed annoiati, praticamente distaccati dalla realtà attuale.

Questo problema che affligge noi giovani ormai è diventato una tematica affrontata da fin troppi psicologi, pedagogisti, sociologi. Ma tutto quello che gli adulti riescono a fare è parlarne e mostrare in continuazione la loro indignazione, senza però fare niente di concreto per aiutarci.

Noi da soli non andremo da nessuna parte, se non verso il peggioramento. Non c’è bisogno di statistiche e studi specialistici per dimostrare che la nostra generazione non farà nulla di buono in futuro! Qui c’è bisogno di stimoli, di adulti che non si nascondano dietro uno schermo mentre ci “sgridano” perché passiamo tutto il giorno davanti ad un cellulare. Proprio come loro.

La causa principale della nostra apatia, quindi, sono gli adulti, che per stanchezza o pigrizia ci abituano sin da piccoli a spendere il nostro tempo passivamente davanti ad una tv, per poi lamentarsi di un’abitudine dannosa, che proprio loro ci hanno lentamente inoculato.

Letto 539 volte Ultima modifica Giovedì, 30 Novembre 2017 01:52

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