Lunedì, 29 Maggio 2017 15:25

RECENSIONE. PANIC! AT THE DISCO di Beatrice Salmi

Scritto da
Valuta questo articolo
(3 voti)

Panic! At The Disco.  di Beatrice Salmi

Sta per arrivare l’estate, che come accade da qualche anno si preannuncia ancora più calda per gli appassionati di musica per  i tantissimi eventi che vedranno esibirsi nelle piazze e negli stadi di tutta Italia innumerevoli star internazionali. Quest’anno, però, non avremo il piacere di ascoltare dal vivo, dopo il loro ultimo concerto del novembre scorso a Milano, uno dei gruppi musicali più innovativi del panorama musicale americano, i Panic! At The Disco. Tuttavia, è proprio di loro che voglio parlarvi perché mancherà sicuramente al popolo della musica italiana una loro performance live. Ma anche perché i Panic! At The Disco esprimono l’aspetto più naturale, sincero e contemporaneo della musica di oggi grazie alla mescolanza di generi . Pop punk, Pop, Rock, Indie, Emo. Musica senza confini e al di là dei generi e delle mode, libera e vera.

La storia del gruppo di Summerlin, sobborgo di Las Vegas, guidato dal cantante e polistrumentista Brendon Urie, è veramente singolare e la loro è una discografia capace di descrivere tutte le emozioni che proviamo noi giovani ogni giorno. Le loro canzoni, che hanno il potere di amplificare ogni emozione, possono accompagnarci in ogni momento della giornata. Quando si  ascolta la loro musica si riesce a distinguere, ad individuare, tutto quello che arriva all’orecchio: la batteria, che con fare vanitoso e potente, è capace di mandare scariche d’adrenalina nelle vene; il basso, anche se spesso timido e misterioso, lo si può percepire nello stomaco e rimbombare nella testa; le chitarre, che con la loro solita spavalderia, sono capaci di rafforzare ciò che la voce esprime. Sono le mille sfumature della musica, evidenti o impercettibili, capace di trasmettere emozioni e farci provare suggestioni indimenticabili. Una volta che avete ascoltato i Panic! At The Disco e capita che siete felici, diventa un gesto spontaneo prendere le cuffiette e ascoltare la loro musica per scacciare la paura che la bella sensazione che si sta provando in quel momento esca fuori dalla  testa se non la si isola in qualche modo. Ecco, in queste occasioni ascoltate il secondo album in studio di questo gruppo da me tanto amato, che è chiamato “Pretty. Odd.”, che in italiano più essere tradotto in “Un po’ Matto.” Con la presenza del pianoforte, principalmente in accordi maggiori, delle chitarre, con le loro melodie allegre e vibranti e le segrete dichiarazioni d’amore celate tra i versi, il sorriso mi viene spontaneo. Queste melodie le associo sempre a quei momenti in cui cerco una via d’uscita dalla realtà, spesso in bianco e nero, per catapultarmi in un mondo in fiore e colorato, circondato da vibrazioni positive.

Certo, per gli adolescenti il momento più doloroso della giornata è quando si è a scuola, l’unico momento privo di musica. Ma prima che inizino le lezioni, lasciate che la  mente si concentri sulle note elettrizzanti delle melodie contenute nel  terzo album in studio dei Panic!: “Vices & Virtues”, dove il cantante Brendon Urie nasconde tra i vari scream, riff di chitarra e stacchi di batteria, capaci di far sentire chiunque carico, sveglio e vivo, l’aspra verità e la tristezza che si prova nell’ aver perso qualcuno o qualcosa di importante: nel suo caso il suo grande amico ed ex bassista Jon Walker ed il suo ex chitarrista e segreto amante Ryan Ross.

Ciò che percepisco nelle melodie di questo album è che è importante andare sempre avanti e che anche se ci si parano davanti agli occhi situazioni che possono ferirci nel profondo, dobbiamo essere capaci di raccogliere tutta la nostra energia rimasta ed andare avanti. Grazie a questo pensiero, questa estate ho avuto la forza di elaborare un brutto lutto che mi ha colpito e che ho colmato con la musica. Potenza della musica che viene in nostro soccorso. Anche nei momenti di grande concentrazione nello studio. Provate ad ascoltare il primo album dei Panic! chiamato “A fever you can’t sweat out”, che tradotto in italiano vuol dire “Una febbre che non puoi sfebbrare”. Con il suo tema incentrato sul cabaret degli anni 50, Brendon paragona il suo  obiettivo di diventare famoso ad una bellissima donna che cerca di sedurre. Seguendo le sue parole, possiamo pensare ai  nostri progetti che, proprio come lui, facciamo di tutto per “sedurre” e raggiungere. Per poter dire: “Ce l’ho fatta!” Anche se si tratta semplicemente di stringere le corde di un basso!

Letto 449 volte Ultima modifica Martedì, 13 Giugno 2017 17:08

Ultimi articoli da Beatrice Salmi

Effettua il Login per inserire i tuoi commenti