Lunedì, 08 Gennaio 2024 19:24

CHE OGNUNO DI NOI ALZI LA PROPRIA VOCE CONTRO LA GUERRA E LA VIOLENZA.

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RIPRENDIAMOCI LA BELLEZZA DELLA VITA di GIACOMINA GIANNATTASIO

In una giornata limpida e assolata sono scesa in riva al mare. La sua superficie calma e luminosa riflette la luce in un gioco scintillante di bagliori che scaldano il cuore. Il cielo è terso di un azzurro che racchiude tutte le sfumature. Le nuvole si muovono in una danza che dà loro le forme più diverse. Una brezza leggera accarezza tutto ciò che incontra.

Di fronte alla bellezza del luogo mi siedo sulla sabbia e lascio che tutto mi avvolga, lascio che i miei pensieri fluiscano liberamente, le mie emozioni si affaccino e vivano libere di suggerirmi di essere un'unica cosa in quell’istante con tutto quello che esiste.

Nel contemplare tutto questo emergono immagini, pensieri di un mondo nel quale la bellezza del creato, la stessa vita sono negate. Si affacciano immagini di guerre devastanti, sofferenze di bambini e di esseri umani che vivono disagi, crudeltà, odio, torture, morte.

Donne vessate, private della loro dignità di essere, di scegliere, se non uccise per una incomprensibile sete di possesso che nulla ha a che fare con un sentimento e un’energia chiamata amore. Esseri umani che nella disperazione cercano approdi affrontando viaggi interminabili e rischiosi in mare per raggiungere altri paesi nel profondo desiderio di sopravvivere e di far sopravvivere i propri figli allontanandoli da un destino ben peggiore nelle terre dove sono nati.

Le guerre che le cronache ogni giorno ci descrivono sono la rappresentazione di quanto gli uomini fanno a sè stessi per motivi di natura economica, politica, territoriale, religiosa. Ecco, mi chiedo dove sia finito il senso di umanità dell’uomo, la sua capacità di entrare in relazione con i propri simili, di esprimere la pietas, la compassione nel senso di stare con…, di provare un sentimento di empatia, di ascoltare, sentire all’interno di sé cosa prova l’altro.

Mi rendo conto che è una domanda scomoda e complessa in quanto le implicazioni sono molteplici e di diversa natura ed io non ho la capacità di fornire risposte, ma posso provare ad offrire qualche spunto di riflessione.

Forse siamo un po’ tutti presi dalla nostra vita, dai nostri bisogni e desideri che vogliamo realizzare, anche a costo di voltarci dall’altra parte; oppure agiamo in una sorta di indifferenza e di assuefazione per la sofferenza altrui, tanto abbiamo già la nostra che ci chiede attenzione ed una soluzione urgente per non sentirci a disagio.

Quindi, presi e identificati nelle nostre problematiche quotidiane ci diamo anche delle giustificazioni. Del tipo, cosa posso fare se c’è una guerra? Non posso avere il potere di fermarla. Oppure sono altri che possono fare qualcosa. Nella peggiore delle ipotesi manifestiamo una completa indifferenza per la sofferenza altrui, dicendo a noi stessi che gli orrori sono lontani migliaia di chilometri, che abbiamo altro da fare, che dobbiamo affrontare la nostra vita e tutto quello che comporta. Tutto questo può esser vero e lo è senz’altro per molti uomini e donne. Ma allora non possiamo fare nulla per invertire la rotta imboccata da questa umanità?

Perché, invece, non provare a riflettere, a leggere oltre quello che appare in superficie e cercare di approfondire oltre i luoghi comuni? Penso che le guerre come tutte le brutture che abitano nel nostro mondo nascano nella coscienza dell’uomo che ha evidentemente dimenticato, sospeso, il senso di umanità divenuto preda di bisogni dei più disparati e abbia necessità di soddisfarli anche a costo di infliggere sofferenze indicibili, dolore e distruzione nei confronti di altri esseri umani.

Ognuno di noi ha mille sfaccettature e caratteristiche che rappresenta nella vita quotidiana, il più delle volte nell’inconsapevolezza di agirle, ma potrebbe essere utile lasciare che si esprimessero proprio quelle parti che abbiamo in dotazione e che aspettano di manifestarsi se solo dessimo loro modo di affacciarsi alla coscienza, tanto da renderci persone migliori per noi e per gli altri.

Dunque, è lecito domandarsi cosa si può fare. Cosa possiamo fare per la pace e contro ogni forma di violenza.

Credo che basti veramente poco per iniziare. Qualche esempio: ascoltare chi abbiamo di fronte se cogliamo un’ombra, un malessere e chiederne il motivo, essere accanto; dare una mano ad un compagno in difficoltà e farlo con gli strumenti che abbiamo a disposizione; non voltarci dall’altra parte se c’è una persona in difficoltà; meravigliarci di fronte ad un’alba che nasce e gioire guardando un bimbo che sorride. Si potrebbe fare un elenco lunghissimo, ma lascio a voi la ricerca di quanto ci è dato come possibilità per ribadire la vita contro la morte, la felicità contro l'orrore.

Ci chiedono sempre più spesso di assumere dei comportamenti responsabili, di credere che i comportamenti individuali possano cambiare in meglio il mondo. Se questo è vero è vitale e necessario assumere punti di vista differenti, guardare i fenomeni interni ed esterni da prospettive diverse, per ampliare la nostra coscienza e guardare oltre; oltre le nostre necessità alle quali dare una risposta iniziando a sperimentare e credere nella possibilità di agire per questa splendida umanità che ha in sé lati bui, ma anche e soprattutto luminosi.

In realtà, ogni giorno la vita ci offre occasioni per agire la nostra umanità. Basterebbe solo scegliere di farlo. Esserci in questa vita con tutto il nostro potenziale per dare un senso alla nostra unicità e realizzare “La splendida promessa di ciò che ognuno di noi può divenire” (cit. R. Assagioli)

Ho pensato ad alcune frasi di poeti autorevoli che possono suggerire e farsi seme per la coscienza di ciascuno, dalle quali sono certa che nasceranno frutti, ognuno con il suo tempo.

E’ la mancanza di pietà che trasforma la nostra vita in un lungo cammino di morte. Non c’è speranza per l’uomo se non nella pietà che sconfigge l’odio, l’egoismo, l’ingiustizia.” (Fabrizio De Andrè)

Il cielo era stellato, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva se sotto un cielo così potessero vivere uomini senza pace.” (Fedor Dostoevskij)

Quando senti qualcosa che ti fa vibrare il cuore, non domandarti mai cosa sia, ma vivilo fino in fondo, perché quel brivido, quella sensazione si chiama vita.” (Alda Merini).

Ritorno in riva al mare. Osservo l’orizzonte e lascio che la bellezza sia l’elemento motore per suscitare emozioni, sentimenti qualitativamente più elevati e ciò mi restituisce una pacatezza, un sentimento di pace che come cerchi concentrici può estendersi in una visione tridimensionale e includere il tutto.

Magari quanto ho espresso può essere considerato da molti una visione utopica e di difficile realizzazione e forse lo è, ma perché rinunciare alla possibilità di esprimere il nostro potenziale, il nostro corredo psichico fatto di sensazioni, emozioni-sentimenti, impulsi-desideri, immaginazione, pensiero, intuizione affinché ciascuno abbia l’occasione di essere migliore e nutrire nel proprio cuore la volontà di essere nel bene, per noi stessi e per gli altri che quotidianamente ogni giorno incontriamo nel cammino della vita?

 

Letto 331 volte Ultima modifica Lunedì, 08 Gennaio 2024 19:28
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