Giovedì, 19 Novembre 2020 17:05

IN GIAPPONE IL COVID SI COMBATTE CON LO SPIRITO YAMATO-DAMASHII Featured

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LA RESPONSABILITA' DEI CITTADINI AL SERVIZIO DEL PAESE di RENATO REGGIANI*

Record di nuovi casi positivi a Tokyo,  giovedì 19 novembre  con  593 nuovi casi di Covid-19. Tokyo ha dichiarato ufficialmente un allarme di massimo livello 4 per la crisi. Per ora non chiuderanno ristoranti e karaoke bar perchè hanno ancora posto nelle terapie intensive della capitale. Ma se si satureranno procederanno anche a chiudere i locali, è stato annunciato dal Governatore Yuriko Koike.

Sono stati segnalati 2.203 casi in tutto il Paese, superando per la prima volta i 2.000 casi in un solo giorno e portando il totale nazionale della giornata a più di 124.000 infezioni e 1.947 decessi. Il sistema di allerta Giapponese è  in quattro livelli: viene modificato in base agli input degli esperti, ha lo scopo di avvertire i residenti di esercitare ulteriore cautela, ma può anche segnalare l'annuncio di ulteriori contromisure necessarie per rallentare la corsa del virus. Spesso noi occidentali, pensiamo che i giapponesi indossino la mascherina per non infettarsi o perché spaventati dai virus durante i lunghi viaggi.

Non è così. Sin dalle elementari viene insegnato ai bambini giapponesi che indossare la mascherina è un obbligo appena si ha un mal di gola, tosse, raffreddore o qualunque altra malattia, per proteggere gli altri. Indossare la mascherina per un giapponese, non è un modo per proteggersi ma per proteggere se stesso attraverso la protezione degli altri.

Tokyo ha abbassato il suo stato di allerta al secondo livello più alto dopo il 10 settembre, ma nuovi casi nella capitale nelle ultime settimane hanno apparentemente costretto i funzionari ad alzarlo ancora una volta.

Le leggi giapponesi sulle emergenze sanitarie non permettono misure obbligatorie o punitive quindi in caso di nuovo “lockdown” per Tokyo sarà chiesto di evitare viaggi non essenziali all'interno o all'esterno dei confini della città.

Queste raccomandazioni, che purtroppo in occidente, si sono rivelate poco efficaci, se non accompagnate dalla minaccia di multe o sanzioni penali, in Giappone hanno funzionato grazie allo spirito Yamato-damashii, (Giapponese 大和魂),  un termine della lingua giapponese che indica un concetto spirituale originario del Giappone antico rappresentante “l'orgoglio e la persistenza del popolo del Giappone di fronte ad un grave pericolo”, concetto spesso semplificato ed associato ad un risorgente nazionalismo ma in realtà capace di spiegare il “modello giapponese”, basato sulla responsabilità dei cittadini ed un controllo sociale capillare.

Una sorta di riflesso condizionato di fronte ad un pericolo esterno che minacci la antica Edo (nome di Tokyo per oltre settecento anni fino al 1868) l’enorme capitale con 13,9 milioni di residenti.

Giappone che ancora dal marzo scorso è completamente sigillato, permettendo solo agli stranieri con permesso di residenza o lavoro di fare rientro, previo test alla partenza ed all’arrivo e quarantena, nella speranza di riuscire a controllare la diffusione del virus tra la popolazione e permettere un regolare svolgimento delle Olimpiadi di Tokyo 2021.

A Tokyo durante la prima ondata si sono infettati prevalentemente gli anziani, nella seconda tra aprile e luglio, sono stati i giovani che avevano recentemente frequentato hostess club e bar ad esserne colpiti di più.

Questa nuova, terza ondata,  ha la caratteristica di cluster a grappolo che si  verificano in uffici, strutture pubbliche e alle famiglie con molti asintomatici.

Aspetti sconosciuti di quella che sembra essere la terza ondata di Covid-19 stanno costringendo i funzionari governativi a riconsiderare i loro metodi di tracciamento dei cluster che fino ad ora era riuscita a tenere sotto controllo la pandemia.

La ricetta suggerita dagli esperti è di aumentare i test nei luoghi di lavoro e negli stabilimenti alimentari, dove le infezioni a grappolo si verificano più frequentemente, e a fornire assistenza multilingue per evitare che il virus si diffonda ulteriormente nella comunità straniera, più restia ad uniformarsi ai “consigli” del governo sul lockdown volontario.

Hokkaido all’estremo nord, terra di montagne, vulcani e sci, è stata la prima prefettura a vedere un deciso incremento di nuovi casi, così come lo era già stata nel febbraio scorso, quando ha dichiarato il proprio stato di emergenza settimane prima che il governo centrale lo facesse a livello nazionale.

L'avvicinarsi dell'inverno e il freddo spinge la gente a stare al chiuso, dove la cattiva circolazione dell'aria potrebbe innescare facilmente infezioni a grappolo e diffondere ulteriormente il virus.

Le basse temperature attese nella capitale, dove in inverno è frequente la neve, potrebbero innescare una spirale di contagi e far saltare tracciamento e isolamento dei cluster che fino ad ora hanno fatto barriera alla pandemia.

Il governo ha pensato anche ai milioni di studenti, soprattutto i più giovani, con un grande programma, volto a rilanciare il turismo di prossimità attraverso brevi gite di un giorno,da svolgersi in parchi o musei possibilmente all’aperto, dal romantico nome di “ Programma per aiutare gli studenti a creare dei bei ricordi”.

Per ridurre i rischi di infezione, le scuole stanno organizzando viaggi di uno o due giorni - più brevi di quelli precedenti la crisi del coronavirus - e tendono ad evitare le aree urbane come destinazioni, scegliendo invece siti storici o punti panoramici nelle vicinanze, utilizzando i sussidi dei governi locali e i fondi risparmiati attraverso l'uso della campagna di promozione turistica “Go To Travel “del governo centrale.

Letto 148 volte Ultima modifica Giovedì, 19 Novembre 2020 17:13
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