Venerdì, 01 Giugno 2018 15:48

“CIAMBELLIZZAZIONE” DI HARUKY MURAKAMI

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UN INSOLITO E STRANIANTE, FIN DAL TITOLO, RACCONTO DI HARUKY MURAKAMI di MARTINA CENTRA

A volte ci si imbatte in racconti insoliti che portano con sé il dono di offrirci una visione del mondo non convenzionale. L’inedito “Ciambellizzazione” (donatsuka) di Haruki Murakami, che abbiamo letto nella traduzione di Ilaria Montagni per il sito Noruwei No Mori www.harukimurakami.it è, già dal titolo, uno di questi. Murakami è famoso per i suoi racconti bizzarri che a primo impatto sembrano non avere senso. Quando poi ci si imbatte in uno dei suoi racconti minori aumenta nel lettore la voglia di venirne in qualche modo a capo. Allora, forse, si scopre che dietro l’apparente nonsense vi sono, invece, molte considerazioni e significati nascosti.

Innanzitutto, anche in un brevissimo racconto dell’autore più occidentale del Giappone – e si pensi a quanto sia stato criticato Murakami ai suoi esordi dall’establishment culturale del suo tradizionalissimo paese – c’è l’essenza di Tokyo dove le ragazze sono perfette solo se magre. Ma c’è anche la voglia di aprire una breccia nel cuore di una civiltà nonostante tutto chiusa nelle sue incrollabili manie. In “Ciambellizzazione” Murakami trasferisce il disgusto del giovane narratore per le ragazze in carne dette, appunto, “ciambellizzate”, offrendo al lettore una riflessione sull’essenza dell’essere donne, e della difficoltà nell’esserlo, in Giappone.

Le donne ciambellizzate vengono rifiutate, gettano nella disperazione i propri famigliari, restano sole, sottolineando per contrasto la feroce solitudine degli uomini. Si pensi che i giapponesi non dicono mai “Ti amo”. L’amore non si esprime con delle parole, semmai con delle azioni. Se proprio si deve esprimere l’amore con le parole si preferisce dire “Mi piaci” (Suki desu). Come possiamo amare, allora, una donna ciambellizzata?

La fidanzata abbandonata asetticamente per telefono dice:  "Ancora non ci sei arrivato?" Disse la mia ragazza ciambellizzata. Il cuore della nostra esistenza umana è vuoto. Non c'è niente, come in uno zero. Perché non guardi a lungo, intensamente questo vuoto? Perché insisti a guardare solo ciò che ti è sotto gli occhi? Perché”?

Eppure, il giovane protagonista del racconto non guarda e non comprende che non c’è nulla di male ad essere diversi. O meglio, ad essere, al di là dell’estetica, della finzione e dell’artificio. Lo sanno la ragazza abbandonata e la sorella, che si è nel frattempo ciambellizzata. Le quali, tuttavia, sanno che per quello che sono diventate tutte le persone le considereranno sbagliate e di conseguenza le faranno sentire sole, come abbandonate. Ecco il tema della solitudine, quasi sempre presente nei racconti di Murakami. La solitudine, l’aspetto esteriore, la percezione del sé, la percezione che hanno gli altri della nostra persona, tutti i cambiamenti che affronta un adolescente nel suo percorso di crescita e formazione. La paura della verità, fino a quando il nodo nel cuore e nello stomaco non si scioglie e si trova il coraggio di essere se stessi. Di essere anche uno spazio vuoto.

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