Martedì, 07 Aprile 2020 07:20

IO, STUDENTE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. SIAMO STANCHI, MA RESTIAMO A CASA

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IL CONTRIBUTO DI CHIARA OBERMAIER DELLA CLASSE IV A AFM

Da più di due mesi stiamo vivendo una situazione a dir poco surreale, tragica e preoccupante sia dal punto di vista sanitario che sociale, affettivo, economico.

Purtroppo, ho la sensazione che non si sia compresa abbastanza la facilità di trasmissione e la rapidità di contagio del virus Covid-19.

Molte persone non hanno capito veramente la gravità, il pericolo che causano a sé stessi e agli altri se non si rispettano le regole che ci sono state imposte. Non bastano i tantissimi morti, le decine di migliaia di contagiati per convincere le persone a restare a casa. Nell’ultimo fine settimana ci sono stati ventimila denunciati evasi dalla quarantena a domicilio o che hanno contravvenuto a determinati divieti di circolazione e di spostamento. In fondo non ci viene  chiesto  nulla di così  impossibile, ma solamente di restare a casa con tutti i nostri confort. Dovremmo avere più senso civico. Questo tipo di emergenze, che portano una paese sull’orlo delle proprie possibilità ci fanno riflettere anche su questi temi. Non è un caso se come materia di insegnamento è tornata nelle nostre scuole l’Educazione alla Cittadinanza e alla Costituzione. Forse, ascoltare lezioni e convegni e seminari su diversi aspetti di Cittadinanza e Costituzione sta conferendo a noi giovani un maggiore senso di responsabilità, se è vero quanto afferma una ricerca dell’Università Cattolica sullo stato d’animo delle famiglie, secondo la quale “il 75% dei genitori è preoccupato e spaventato, ma nel clima d'emergenza scatenato dal coronavirus, i figli sembrano più responsabili. Se è vero che tra gli stati emotivi prevalenti riscontrati tra gli adolescenti ci sono l’indifferenza e la tristezza, per il 21 e 22 % del campione, i principali stati emotivi riscontrati sono la preoccupazione (45%) e l'interesse (44%), segnale di maggiore responsabilità.

Senso civico e responsabilità. Proprio quello che stanno dimostrando quelli che per noi giovani sono un esempio: tutte quelle persone che rischiano la loro vita, e di conseguenza quella  dei loro famigliari, come  medici, infermieri, camionisti, commessi, che ogni giorno   salvano vite umane e permettono a tutti di avere i beni di prima necessità.

Un altro aspetto di questa emergenza che genera una certa dose di confusione è la qualità dell’informazione. Non c’è dubbio che vi sia tanta informazione, ma si leggono troppi pareri contrastanti su argomenti scientifici rispetto ai quali si definiscono i comportamenti quotidiani che dobbiamo, e purtroppo dovremo avere per chissà quanto tempo, per favorire quell’inversione di tendenza nella diffusione del contagio che tutti aspettiamo con ansia attendendo il bollettino della Protezione Civile. Mi riferisco alle modalità di trasmissione del contagio e all’uso delle mascherine.

Mai avrei pensato che tutto questo potesse  accadere e coinvolgere tutti i paesi del mondo e assistere al triste spettacolo delle nostre vite dimezzate.

Tuttavia, questa tragica situazione, che durerà fin quando non troveranno un vaccino, può essere l’occasione per riflettere sulle cose veramente importanti della vita e su quanto la  vita sia preziosa; l’occasione per rivalutare tantissimi aspetti della nostra umanità che ritenevamo inutili, scontati e superati;  l’occasione per fare in modo che tutto non torni come prima, perché servono governi che capiscono quanto sia vitale per il futuro delle persone e del paese investire molto di più nella sanità e nella ricerca. Nel frattempo tutti insieme dobbiamo restare a casa perché solo così possiamo sconfiggere questa pandemia.

Letto 383 volte Ultima modifica Martedì, 07 Aprile 2020 07:43
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