Mercoledì, 27 Dicembre 2023 11:12

LA RECENSIONE: TERRACINA, IMPERATORI E PAPI

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L'ULTIMO LAVORO DEL PROFESSOR CARMELO ANTONINO PALELLA

Il termine Public History suscita critiche e consensi tra gli storici e forse non piacerà nemmeno all'autore del libro che stiamo per recensire. Tuttavia, non c'è dubbio che un pregio di questa pratica del fare Storia sta nel saper narrare, rappresentare e comunicare per un pubblico ampio, di non specialisti, di non addetti ai lavori, pur con tutto il rigore che impone la ricerca storiografica a partire dalla contezza e dall'uso delle fonti.

La ricerca storica e il lavoro dello storico possono ben avere come obiettivo la conoscenza del passato da parte di una collettività di persone legate ad una città e ad un territorio, riuscendo a rendere attivo lo studio della Storia in funzione di una educazione civica e una formazione culturale. Rendere una comunità consapevole del proprio passato, della propria esperienza nel tempo collegando le vicende locali con i grandi personaggi del passato, la microstoria con la macrostoria, vuol dire formare dei cittadini consapevoli e indipendenti; rendere utile la ricerca storica e il racconto della Storia per la formazione e l'educazione alla cittadinanza al di fuori delle aule scolastiche e universitarie.

Se è vero che “il territorio che ci circonda è un grande libro frutto dell’opera millenaria di chi ci ha preceduto, nel quale si sono formati e sviluppati tutti quei piccoli mattoncini che hanno poi contribuito al formarsi della storia globale con i suoi macro eventi, allora conoscere la storia del proprio paese è necessario per fornire le giuste fondamenta alla propria costruzione della conoscenza storica, facilitando anche il cogliere delle interconnessioni fra storia locale e storia globale, strettamente legate una all’altra, rendendo la storia globale con i suoi “macro temi” sempre meno astratti, ma ben riferibili a realtà locali e inducendo, per questa via, alla partecipazione attiva e alla conquista di conoscenze, suscitando l’emozione di sentirsi eredi e protagonisti della storia”.

In questo ambito del fare Storia si colloca, arricchendo gli studi storiografici sulla città di Terracina, il saggio del Professor Carmelo Antonino Palella, già noto e stimato Dirigente Scolastico presso il Liceo “Leonardo Da Vinci”, “Terracina Imperatori e Papi”, edito in una pregevole ed elegante veste editoriale ricca di materiale iconografico da Innuendo Editore di Massimo Lerose.

Lo studio del Professor Palella si propone, come scrive l'autore nella presentazione del libro, di far conoscere alcune “figure celebri che con la loro influenza ed azione hanno lasciato” nella città di Terracina e nel suo territorio tracce che ne costituiscono il prezioso ed inestimabile patrimonio monumentale, architettonico ed artistico. Tali figure celebri sono gli Imperatori e i Papi che nel corso della Storia hanno contribuito in misura determinante a rendere la Tarchna etrusca, la Trakiné greca, l'Anxur volsca, la Terracina romana e pontificia dall'VIII secolo un centro strategico dal punto di vista commerciale “grazie alla sua posizione geografica ed una delle più belle città d'Italia per la copiosità delle sue vestigia”.

 

Il testo fornisce, innanzitutto, una accurata ricostruzione, anche grazie alle note esplicative e bibliografiche che costituiscono tante pietre miliari della ricerca dell'autore ed un invito al lettore curioso che volesse approfondire temi e argomenti presenti nel libro, delle figure degli Imperatori la cui vita è legata alla città: Servio Sulpicio Galba, terracinese di nascita; Marco Ulpio Nerva Traiano; Antonino Pio; Settimio Severo.

Lunghissimo e articolato il quadro sinottico dei Papi che hanno avuto rapporti con la città di Terracina. Da Adriano I a Pio VI a Francesco, sono ben 22 i Papi passati in rassegna.

Se più conosciute sono le tracce lasciate a Terracina e nel suo territorio dagli imperatori Galba e Traiano, il lavoro del Professor Palella riporta l'attenzione, non scontata, sulle figure degli imperatori Antonino Pio e Settimio Severo. In riferimento al primo, noto ai terracinesi che ne hanno ancora memoria per la statua rinvenuta nel 1958 presso le ex autolinee, che visse durante il cosiddetto secolo d'oro dell'impero, si sottolinea il notevole sviluppo di Anxur, allora “al centro di rotte commerciali che attirarono ben presto gli interessi di senatori e cavalieri, i quali investirono in questo territorio considerato sicuro e proficuo” e si approfondisce l'analisi, anche grazie ad un utile corredo fotografico, di una monumentale opera di ingegneria come l'acquedotto che “rappresentava una fonte di approvvigionamento di acqua per la popolazione di Terracina, per le navi che transitavano nel porto e per le affollate strutture termali”.

Del secondo si chiarisce il legame con la città per la via Severiana, la strada costruita nel 198 d.c. che collegava Portus, l'attuale Fiumicino, con Terracina.

Terracina, città imperiale, ma anche papalina.

Con Papa Adriano I si apre la sezione del saggio che illustra e coordina il rapporto che ben 22 Papi hanno avuto con la città. Un utile quadro sinottico ce ne anticipa i nomi e il periodo storico in cui operarono.

Alcuni di essi ebbero un rapporto esiguo con Terracina. Anche se rintracciare un legame può servire ad illuminare figure davvero interessanti, a volte ammantate di un'aurea di sacralità o di mistero, come nel caso di Gerberto di Aurillac, Papa Silvestro I, guida di Ottone III, personaggio che ha incuriosito qualunque studente appassionato di Storia medievale.

Di altri, invece, si riportano legami più profondi e duraturi rivelatisi fondamentali per lo sviluppo del territorio terracinese e per la sua organizzazione urbanistica: da Bonifacio VIII a Martino V; da Gregorio XIII (che nel 1583 fece costruire la nota Torre Gregoriana a scopo difensivo) a Pio II al quale è collegata la storia della comunità ebraica. Naturalmente, un più largo spazio viene dato a Papi che attuarono importanti opere di bonifica del territorio quali Sisto V, Pio VI, Giovanni Angelo Braschi, il Papa più importante per la città, come ci ricorda il celebre quadro di Jacob Philipp Hackert “Pio VI benedice i cittadini di Terracina” conservato presso il Museo di Salisburgo.

Centrale e molto interessante il paragrafo dedicato al “castrone” o “morbo del castrone” o “mal del montone”, la malattia a carattere epidemico che nel corso del '500 rese Terracina un luogo di morte e di dolore, riducendone notevolmente la popolazione.

Possiamo affermare che il lavoro del professor Palella mancava al quadro delle ricerche sulla città di Terracina, perché lungi dall'essere solo un lavoro riassuntivo o di coordinamento per dirla con le parole dello stesso autore, arricchisce di senso la storia locale connettendola a figure centrali della grande storia e offre la possibilità di ideare percorsi di partecipazione come conferenze, mostre, tour storico culturali e interventi nelle scuole per ribadire l’utilità della storia come disciplina di studio e di ricerca, come utile e imprescindibile riflessione sul nostro passato e sulla sua eredità che si riflette nel nostro presente.

Letto 424 volte Ultima modifica Lunedì, 08 Gennaio 2024 19:29
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