Domenica, 11 Dicembre 2022 07:19

KEVIN AYERS: OLTRE IL “CANTERBURY SOUND” Featured

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Racconti di un vecchio collezionista di vinili di Mr. PROG

Kevin Ayers. Questo nome probabilmente dice poco a molti e a molti non dice assolutamente nulla. Ma Kevin Ayers è stato uno dei più brillanti ed influenti musicisti della psichedelia e del Progressive inglese degli anni ‘60 e ‘70.

La sua storia personale è costellata di scelte di vita assolutamente anticonformiste.

La sua attività musicale inizia sin da giovanissimo. Dapprima entra insieme a Robert Wyatt nei Wild Flowers diventati al suo ingresso, quasi immediatamente, i Wilde Flowers(in onore di Oscar Wilde) gruppo che non riscuote, però, grande successo tra il pubblico. Successivamente a questa esperienza fonda, sempre con Robert Wyatt, i Soft Machine in cui suona il basso e canta. I Soft Machine diventano, invece, uno dei gruppi più importanti del periodo rappresentando il fulcro di quella che viene definita la ‘Scena di Canterbury’, termine con il quale si intende una corrente del rock progressive sviluppata alla fine degli anni ‘60, di cui fanno parte una serie di artisti alquanto eterogenei (Caravan, Gong, e, appunto, i Soft Machine). Si tratta del tentativo (ben riuscito) di coniugare un insieme di generi con “contaminazioni” che comprendevano il rock psichedelico, il jazz, la musica d’avanguardia e la musica elettronica e con l’uso di testi a forti “tinte” surrealiste.

Kevin Ayers dopo l’esperienza con il gruppo dei Soft Machine si dedica alla carriera solista e scrive quattro album uno più interessante dell’altro, Joy of a Toy, Shooting at the Moon, Whatevershebringswesing (non è scritto male il titolo è proprio così) e Bananamour tutti prodotti dalla Harvest, la casa discografica creata dalla EMI per il settore psichedelico/progressive. Pubblica il suo ultimo album dal titolo “The unfairground,” nel 2007, album a cui collaborano anche i sui amici Wyatt e Phil Manzanera.

Quando leggo la sua biografia mi incuriosisco del personaggio e cerco subito il suo primo LP solista. Sound godibilissimo e bel timbro di voce oltre ad una capacità artistica, a mio avviso, di livello elevato. Scopro, inoltre, che Kevin è il classico dandy inglese. Capelli biondi, viso d’angelo e fascino bohémien. Si definisce un cantante pigro, uno che preferisce la solitudine della sua stanza d’albergo piuttosto che una delle feste organizzate con centinaia di persone. Tanto che questo lato del suo carattere lo porterà, negli ultimi venti anni della sua vita, a trasferirsi in un paesino di 800 abitanti nel sud-est della Francia, Montolieu, dove muore nel sonno nel 2013 a 68 anni.

La sua morte passa quasi inosservata sui tabloid. Lui che era stato amico intimo di Syd Barret e dei Pink Floyd durante il periodo psichedelico, quando muore ha accanto un biglietto con su scritto “You can’t shine if you don’t burn” (non puoi brillare se non bruci).

Dopo quarant’anni di carriera, dopo aver cantato e suonato con i più importanti artisti dell’epoca, Kevin Ayers avrebbe sicuramente meritato maggiori riconoscimenti, ma la sua fuga dal mondo dorato del business musicale lo ha relegato al ruolo di un quasi sconosciuto dandy proveniente da Canterbury.

Kevin Ayers - Soft Machine - Scene of Canterbury

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