Sabato, 28 Settembre 2019 14:01

SIN VOZ: CALLADO. UNA POSSIBILE VERSIONE DELL'AMLETO

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UN ESEMPIO DI SCRITTURA TEATRALE

SI APRE IL SIPARIO

Su un trono di corpi, che, oltre ad essere trono è anche la concreta manifestazione del rapporto tra Amleto e i suoi contenuti mentali.

Tre donne e lui.

Immobilità. Voci registrate (si vedrà con che ordine, ma credo sia bene iniziare con una voce per volta).  Modello ritmico per la recitazione è il “Bolero” di Ravel. Il volume è decisamente basso, appena udibile; il ritmo è slentato.

 

ANTEFATTO: INVISIBILI PRESENZE.

PENSIERO CODARDIA: Non è che sangue, Amleto tocca!

PENSIERO VENDETTA: Cingi il fianco con la spada, slombato d’un principe, e cavalca per la vittoria della vendetta; affila le lame e inarca le frecce e le reni, slombato d’un principe …

PENSIERO AMORE: Ecco del rosmarino, per il ricordo... ti prego, amore, ricorda. E qui le viole, per il pensiero.

PENSIERO PAZZIA: Mi prendete per una spugna, monsignore? Per la santa messa, ha la gobba di una donnola…

PENSIERO FOLLIA: Prima un dipinto, poi l’altro: sono i ritratti di due fratelli. Un re o due? Un padre o due?

 

Tacciono le voci. Parla Amleto, a voce molto alta, a contrastare il basso volume delle voci.

ANTEFATTO: PERSONIFICAZIONE DEL DILEMMA NEL DOPPIO. (La scelta di come rendere il doppio è da stabilire, ma potrebbe bastare la sola voce).

AMLETO½YORICK (voce stentorea e tesa, ad alto volume): Dal cuore di buffone mi germoglia un poema per il mio re …

AMLETO½SPETTRO (facendo suo il Pensiero Vendetta): Cingi il fianco con la spada!

AMLETO½YORICK: … la mia lingua vola come una piuma…

AMLETO½SPETTRO: Fiacco figlio del Vittorioso! Lento, assonnato, indolente!

AMLETO½YORICK: … eri il più valente dei capitani…

AMLETO½SPETTRO: Il braccio di una vergine sarebbe già pronto: il tuo è inerte e pavido!

AMLETO½YORICK: …tuo figlio prenderà il tuo nome e serberà la tua fama…

 

Il trono di corpi inizia a districarsi: tutti i movimenti da qui in poi sono da stabilire.

AMLETO: …e il suo trono non vacillerà da qui alla rovina dei tempi!...

 

Si insinua nella breve pausa della battuta di Amleto, il CORO DI PENSIERI: il volume è percettibilmente più alto e il ritmo va vivacizzandosi. NOTA: si tenga presente che mentre il volume della voce di Amleto decresce, quello del coro dei pensieri cresce. Valga la stessa inversione per i movimenti: ad un Amleto inizialmente dinamico farà seguito un Amleto tendenzialmente destinato alla perfetta staticità e muto; ai movimenti dapprima lenti del coro seguiranno movimenti tendenti a concitarsi fino al parossismo.

PENSIERO DEL DUBBIO: Dubito della morte naturale di vostro padre e dubito di voi, Amleto. Voi no? No, voi, vergognosamente, lasciate che tutto dorma…

Il trono si muove vistosamente.

AMLETO: E io, allora, dubito della morte naturale di mio padre e dubito di me che ho un padre ucciso e una madre imbrattata nel letto di uno zio che mi è padre.

PENSIERO DEL DUBBIO: Lingua, Amleto. Siete solo lingua: lingua il vostro cervello, il vostro cuore, la vostra virilità.

CORO: Tocca, non è che sangue… Mi prendete per una spugna? Inarca le frecce e le reni… E qui, le viole… Un padre o due, un padre o due  un padre o due …

 

Il trono si sfascia. Maximum di disordine. Il coro borbotta. Amleto, atterrato, grida.

AMLETO: Potrei stanarvi, vigliacchi, e bere sangue caldo! Ma sarebbe il mio!

Uno era il re: Amleto, ed uno è il re: Amleto.

Vi ho fatto torto, padre, perdonate. Vostro figlio è pazzo, sire, e se Amleto è alienato da sé, Amleto si rinnega.

Il braccio di una vergine sarebbe già pronto: il mio è inerte e pavido!

(SVILUPPO: OMBRE DI SOGNI-monologo e dilemma)

È che mi sento ingrigito.

Il plenilunio è affogato dentro una foschia di premonizioni.

Il palazzo cedeva e sotto le rovine il corpo di mio padre, di mia madre, dell’usurpatore; bocconi quello dei cortigiani, trafitto e lacerato; apoplettico e molle di fiori quello di una giovane: mi sorrise il suo cadavere e le sorrisi; e ne provai dolore. E morti anche gli amici. Ed io. Reclinato e morente con una sciabola in petto, a cuore scoperto, retto dalla destra.

Sogni velenosi e stanchi, amanti di quest’anima debole e fornicatrice.

Farò: lo giuro. Farò giustizia.

Non credo, è tempo di partire: la nave aspetta, e un altro bordo di mondo mi farà scordare questo.

Essere: essere esposti agli insulti della sorte…

Credo di riuscire a denudare il delitto.

…non essere: mettere col sonno fine a tutto.

Morire puro e vendicatore, affrontare solo l’oceano abissale degli affanni, spingendomi controcorrente con la sola forza delle braccia.

Dormire, slacciato da ogni impeto, stringendo a me nient’altro che la vanità dei corpi e delle azioni e sognare di non tornare a tormentare del mio spettro che mi sopravvive… (voce tenuissima)

 

CORO DEI PENSIERI:

Lingua, Amleto. Siete solo lingua: lingua il vostro cervello, il vostro cuore, la vostra virilità.

Fiacco figlio del Vittorioso! Lento, assonnato, indolente!

Per la santa messa, ha la gobba di una donnola…

tuo figlio prenderà il tuo nome e serberà la tua fama…                                 

Prima un dipinto, poi… Ecco del rosmarino… Non è che sangue, Amleto tocca!

due fratelli…  cavalca per la vittoria della vendetta…

La tua lingua vola come una piuma (viene ripetuto insistentemente; si potrebbe pensare ad un concreto volo di piume; mentre ad immobilizzare Amleto potrebbe essere una carta da pacchi, soprascritta a caratteri cubitali, con lo stesso testo shakespeariano e srotolata dal coro roteante).

Bailamme.

AMLETO, pressoché immobilizzato, si sforza di parlare ma è afono.

Il  CORO ne interpreta le intenzioni e parla al suo posto.

 

CORO per AMLETO: Non ho mai fatto niente, ma ho cercato d’amare.

Sghignazza.

Liberami dal sangue.

Il resto è silenzio (risata fragorosa e oscena).

 

 

F I N E  ( ? )

Letto 89 volte Ultima modifica Sabato, 28 Settembre 2019 14:13
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