Mercoledì, 21 Marzo 2018 17:53

HITLER CONTRO PICASSO E GLI ALTRI

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Il film racconta la storia delle opere d’arte trafugate dai nazisti durante la seconda guerra mondiale.

La pellicola è il recentissimo film documentario diretto da Claudio Poli su soggetto di Didi Gnocchi e la sceneggiatura di Sabina Fedeli e Arianna Marelli. Il film vede la partecipazione straordinaria di Toni Servillo e la colonna sonora originale firmata da Remo Anzovino ed è in proiezione nelle sale cinematografiche dal 13 marzo scorso.

Alla calda sonorità della voce di Toni Servillo, narratore del tutto palese, spetta il compito di guidarci nell’intrigo internazionale del traffico d’arte durante il delirante germanesimo del Reich hitleriano. Cui -di delirio si trattava- si pretendeva spettasse anche il diritto -nobilmente ariano e imperiale- di diventare padrone dell’arte europea: abitualmente con i quattrini dello stato. La partita si giocava tra lo stesso Führer ed il suo braccio destro Hermann Göring, generale, uomo politico più che di punta e presidente del Reichstag. Era lui, attraverso mercanti d’arte e faccendieri, a entrare in possesso dei “pezzi” (tele, statue, mobilio) e a dividerli con Hitler che aveva il privilegio della prima scelta, lasciando il resto al suo strettissimo collaboratore che, fatta la propria, a sua volta pagava i mercanti con le rimanenze.

Ingranaggi ben oliati anche ideologicamente quando ad essere depredate erano le raccolte dei collezionisti ebrei. Veniva loro concesso in cambio un visto per l’espatrio ad evitare la detenzione nei lager, destino certo di chi, opponendosi alle trattative, rifiutava le proprie collezioni alla mania dei tiranni.

Ingranaggi ben oliati anche ideologicamente quando nella mostra “La grande esposizione dell’arte germanica” (Monaco, 1937), si deride l’arte qualificata come «degenerata» di Picasso, Dixe, Chagall, Klee e Kokoschka (tra gli altri).

Ma quali i perché di questa bramosia artistica (16.000 opere sequestrate nella sola Germania e circa 5milioni in tutta Europa), ora chiaramente in luce quanto chiaramente  riaffiorano dalle miniere di sale i pezzi  fatti nascondere da Göring?

Alla domanda il film non può che rispondere, e lo sa fare, con la storia, viaggiando tra Germania, Parigi, Olanda, New York; avvalendosi di materiali d’archivio e interviste agli eredi che stanno faticosamente recuperando, per quanto possono, le collezioni dei loro nonni e padri; tenendo deste per 94 minuti la sensibilità e la curiosità intellettuale degli spettatori.

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