Mercoledì, 04 Dicembre 2019 14:34

NATALE. SI RIPETE IL RITO DEL DONO.

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UNA RIFLESSIONE SUL SUO SIGNIFICATO OGGI. di FLAVIA BOTTIGLIA

Ci avviciniamo al Natale ed è già iniziata la corsa al cosiddetto dono. Ma che valore ha oggi il dono? È ancora davvero un atto di liberalità, di omaggio e di vicinanza o è soltanto frutto di regole sociali non scritte o, peggio, l’appagamento di una vanità? Un piacere disinteressato o soltanto un do ut des? Come sempre, la letteratura ci aiuta a compiere una riflessione sull’evoluzione che il concetto di dono ha avuto nella storia. Nella novella “Il dono di Natale” di Grazia Deledda viene considerato un dono la nascita di un bambino. Si descrive, infatti, lo stupore della sorellina e la sua meraviglia di fronte a quel “nuovo gioco comprato da papà “. Questo simboleggia quel tipo di dono che si accetta con gioia senza sentirsi in dovere di ricambiare. La bambina riceve un dono che è frutto di una relazione parentale e a sua volta sarà esso stesso una nuova relazione. Quindi è come se si riceve in regalo non un oggetto, ma un sentimento. Nel corso del tempo il concetto di dono cambia in relazione al mutare di una società sempre più materialistica e consumistica.

Theodor W. Adorno, il celebre filosofo della Scuola di Francoforte che si è distinto per la sua feroce critica al capitalismo, in “Minima moralia. Meditazioni della vita offesa”, sostiene che l’attuale società è inumana. Egli analizzando le esperienze quotidiane e la natura di alcuni aspetti propri della nostra contemporaneità come i giocattoli, la desolazione della famiglia e la decadenza della conversazione giunge a delle intuizioni illuminanti che ci offrono anche uno spunto di riflessione sul significato del dono. Per Adorno, infatti, il dono è diventato un calcolo dei bisogni del destinatario e, a livello privato, soltanto un obbligo a cui bisogna adempiere per convenzione. Dunque, sempre di più, oggi i regali non sono pensati in relazione a chi li riceverà , ma più spesso sono fatti in base ai gusti del donante o addirittura alla facilità e convenienza di acquisto di un determinato bene. Anna Cossetta e Marco Aime sono portatori di una posizione più sfumata e meno critica sul significato del dono nella nostra società. Ne “ Il dono al tempo di internet”, sostengono che oggi ci si aggrega anche stando lontani. Quindi, in tal senso, le persone donano il proprio tempo e si costruiscono relazioni, che, tuttavia, proprio perché create in un mondo virtuale, spesso non reggono l'impatto con il reale e finiscono per naufragare. Potremmo dire che il loro è un dono a perdere.  

Mark Anspach in “Cosa significa ricambiare?”, mette in luce come il dono vero e proprio non abbia il carattere della reciprocità e sia disinteressato. In questo saggio si evince anche come spesso il ricevere questo tipo di dono faccia nascere il desiderio di fare lo stesso non per ricambiare colui che ha donato, ma per altri, creando così delle vere e proprie catene di reciprocità.

Una riflessione densa di spunti e che apre una differenziazione significativa rispetto al concetto di dono e all’atto del donare la troviamo nel libro di Enzo Bianchi “Il dono”, in cui si mette in evidenza come il dono, diversamente dal regalo, manchi del requisito della reciprocità e della gratitudine da parte del ricevente. Questo perché il dono presuppone una relazione. Volendo aderire alla tesi di Bianchi, viene davvero facile e spontaneo poter comprendere e sostenere come la nostra società sia la società del regalo, futile divertimento del girovagare per le vie dello shopping in supina adorazione delle tendenze dettate dalla moda, appagamento del nostro vuoto esistenziale o semplice atto di edonismo.

Diverse invece  sono le donazioni che si fanno a persone lontane solo per tacitare la coscienza o per trarne addirittura un vantaggio.

Quindi, possiamo vedere che il concetto di dono ha molteplici accezioni che cambiano non solo in base al mutamento dei tempi, ma soprattutto in base al sentimento che il dono stesso vuole rappresentare.

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