Mercoledì, 30 Gennaio 2019 10:34

IL VENEZUELA SULL’ORLO DELLA GUERRA CIVILE

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MA COSA STA ACCADENDO IN UNO DEI PAESI SUDAMERICANI CON LA PIU’ GRANDE PRESENZA DI ITALIANI? di MELISSA ROSSI

Anche se oggi la comunità italiana in Venezuela è la meno numerosa rispetto a quella spagnola e portoghese, tuttavia si stima che nel paese sudamericano siano residenti circa 200.000 italiani, a cui bisogna aggiungere 800.000 discendenti di prima, seconda e terza generazione che non hanno ottenuto la cittadinanza italiana. Il che porta la cifra di italiani e discendenti da italiani ad un milione di individui. Una comunità importante quella italiana, al punto da cambiare le abitudini alimentari dei venezuelani che sono i secondi consumatori di pasta al mondo. Dunque, anche per questo motivo, per la forte presenza italiana in Venezuela può interessarci quello che sta accadendo in questi giorni nello stato sudamericano.

Il Venezuela è sull’orlo di una guerra civile tra i sostenitori di Maduro, erede di Hugo Chavez e Guaidò, uomo emergente della politica nazionale e Presidente dell’Assemblea Nazionale che si è autoproclamato Presidente ad interim del Venezuala invocando la costituzione. Guaidò afferma di voler riportare il paese alla democrazia e alle libere elezioni. Sullo sfondo, a fare da propellente a questa crisi che rischia di essere lunga e sanguinosa la crisi economica che ha ridotto alla fame il popolo venezuelano.

Eppure il Venezuela è un paese con grandi risorse di petrolio. Come si è arrivati a questo punto?

Forse proprio la stretta dipendenza dell’economia al valore sul mercato del petrolio, unita alla svolta politica dittatoriale impressa da Maduro, alla corruzione diffusa nel paese è all’origine della attuale crisi. Possiamo condividere quanto scritto sulla scheda conoscitiva del Venezuela dalla DeAgostini Geografia: “Il calo della produzione petrolifera, continuato anche nel 2017-18, ha ulteriormente aggravato la profonda crisi economica del paese, in recessione dal 2014, che è fortemente dipendente dalle esportazioni degli idrocarburi e deve confrontarsi con un’inflazione elevatissima, favorita anche dallo stretto controllo dello stato sui prezzi e da un sistema di doppio cambio, uno fisso per le importazioni prioritarie e uno variabile, che ha alimentato corruzione e mercato nero. 
La mancanza di investimenti ha fatto calare i proventi del settore petrolifero, contribuendo all’ingente deficit pubblico. Sul settore industriale ha inoltre un effetto negativo l’insufficiente produzione di energia elettrica”. La politica di Chávez che decise di realizzare una serie di interventi per migliorare la sanità, l’istruzione e l’edilizia pubblica, nazionalizzando le aziende, non ha allo stesso tempo prodotto investimenti per ammodernare il paese e rilanciare l’occupazione, attuando per i ceti più bassi una politica assistenzialista volta a restituirgli consenso, ma inutile e controproducente per il futuro. Nel 2013 i nodi vengono al pettine,  i prezzi crollano e l’economia del paese affonda. Il nuovo presidente Nicolas Maduro ha aggravato la recessione del paese con delle folli politiche monetarie che hanno portato l’inflazione ad un punto di non ritorno. A questo si aggiungono l’accusa di corruzione e lo scontro tra il Parlamento e il Governo.  Nel 2017 la situazione precipita, il tribunale supremo di giustizia venezuelana conferisce tutti i poteri a Maduro. La rottura con qualunque forma di democrazia è totale  e i militari di Maduro vengono autorizzati ad usare la forza contro la folla che protesta perché non ha più pane, latte e medicine; la gente muore di fame, gli ospedali sono al collasso e il paese è sull’orlo della catastrofe. Tantissimi italiani, quegli italiani di cui abbiamo parlato all’inizio, cercano di lasciare il paese.  Oggi solo i ricchi che possiedono i dollari possono ottenere cibo e medicine. Eppure,  Maduro ha di nuovo prestato giuramento per essere rieletto ad un secondo mandato alla guida del paese. Ma Juan Guaidó si è autoproclamato Presidente del Venezuela davanti ad una folta schiera di sostenitori, sostenuto dalla gran parte dei paesi occidentali con a capofila gli Stati Uniti d’America. Certo, gli interessi e le mire delle compagnie petrolifere americane sulle riserve di greggio venezuelane sono tante, ma di certo la strada per la salvezza del popolo venezuelano passano necessariamente attraverso le libere elezioni, la democrazia e il rilancio degli investimenti internazionali.

Letto 205 volte Ultima modifica Mercoledì, 30 Gennaio 2019 10:41
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