Sabato, 08 Aprile 2017 13:54

Sull’utilità dei videogiochi

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I videogiochi hanno solo uno scopo dilettevole e sono addirittura dannosi per i ragazzi o possono essere un mezzo per divulgare meglio degli utili insegnamenti? Il dibattito si è riaperto in questi giorni. Ripubblichiamo un articolo uscito su Il Bianchini nel 2017

di Samuel Di Fonzo

I videogiochi sono visti dalla maggior parte delle persone come uno stupido passatempo. Ma riteniamo di poter sfatare questa convinzione basata sull’ignoranza di chi giudica senza aver mai toccato con mano l’argomento e senza essersi mai interessato o avvicinato a questo mondo .

Al giorno d’oggi creare un videogioco non è così complicato come si crede.

Esistono infatti vari programmi come “Unity” o “Unreal Engine” dove sono già predisposti dei pacchetti per la creazione di giochi in cui sia gli scenari, sia i personaggi e sia l’interfaccia di gioco sono già preparati ed è possibile apportare piccole modifiche, impiegando poco tempo, per progettare un gioco di difficoltà medio – bassa.

Così facendo, però, vengono creati dei veri e propri disastri videoludici che spesso e volentieri vengono proposti ai videogiocatori a pagamento, mentre molti capolavori con grafica ottimale, game play fluido e trama affascinante sono gratuiti.

Ma la domanda principale è: come possono i videogiochi essere utili?

Partendo dalle grandi opere create dalle più famose case videoludiche come: “Microsoft”, “Ubisoft”, “Activision”, “Electronic Arts (EA)”, “Nintendo”, “Square Enix”, “Sony”, “Konami”, “Bethesda” e tanti altri fino ad arrivare ai giochi per cellulari, si possono trovare molti insegnamenti in alcuni di essi, anche in quelli che sembrano i più demenziali. Come ad esempio, valori morali, insegnamenti storici, politici e geografici.

Un esempio di tale asserzione è uno dei capolavori creati dalla “Ubisoft”, nonché il loro cavallo di battaglia, intitolato “Assassin’s Creed” che vanta una saga composta da 9 capitoli principali, dove ciascuno di essi tratta periodi e vicende storiche differenti che vanno dall’anno 1200 circa fino al 1800 circa. Dunque giocando si apprendono molte informazioni sulla terza crociata del 1191, il Rinascimento, la guerra per l’indipendenza americana, la rivoluzione francese e la rivoluzione industriale inglese.

Oltre alle varie avventure in cui si muove il personaggio principale che incuriosiscono e divertono, si ha anche l’esperienza di alcuni valori fondamentali come l’amore, la fratellanza, la fiducia, il patriottismo, l’inutilità della giustizia privata, il non arrendersi mai e l’ imparare dai propri errori.

Di fatto varie riviste videoludiche online come “Multiplayer.it” e “IGN” lo considerano uno dei videogiochi più dettagliati storicamente, con scenari, personaggi del passato e trame impeccabili che si intrecciano con la storia senza alterarne la veridicità.

Quindi, la domanda sorge spontanea: perche non creare opere videoludiche con lo scopo di insegnare, essendo adattabili alla vita scolastica?

Si possono creare giochi in cui vengono narrate tutte le vicende storiche in ordine cronologico, con una certa dose di azione, morale e insegnamenti. Questo non sarebbe sia per lo studente che per i docenti un metodo di apprendimento innovativo  e coinvolgente? Porterebbe lo studente ad un maggior interesse nelle materie e di conseguenza a studiare con più profitto.

Inoltre, usando i videogiochi con un visore di realtà virtuale, che sarebbe il sogno di chiunque, si potrebbe persino  entrare in un campo di battaglia accanto ad un famoso generale, girarsi intorno e vedere lo scontro in prima persona, o assistere ad uno dei tanti trattati della storia come membro dell’assemblea dove con un piccolo movimento della testa si può scorgere al proprio fianco Napoleone o la Regina Elisabetta. Naturalmente, i videogiochi possono essere adattati non solo alla storia, ma anche alle altre materie giuridiche, economiche e scientifiche.

Un metodo di studio del genere sarebbe l’utopia di ogni studente ed  un buon motivo per gli adulti di avvicinarsi ad un mondo che ritengono “per bambini”.

In fin dei conti, in un momento storico per la scuola come quello attuale in cui si parla tanto di innovazione didattica, perché non considerare l’utilità di un mezzo come il videogioco?

Letto 430 volte Ultima modifica Martedì, 30 Luglio 2019 14:52
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