Martedì, 08 Gennaio 2019 18:46

IL BONUS VERDE

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IL GIARDINO IN CITTA' E' UN LUSSO PER POCHI O PUO' DIVENTARE UNA VIRTUOSA E COMUNE PRATICA PER TUTTI? di RENATO REGGIANI*

Nell’ultima manovra finanziaria è stata prorogata di un anno, per tutto il 2019, l'agevolazione fiscale per la sistemazione a verde di aree scoperte di immobili privati a uso abitativo.

Uno spettro si aggira per l’Italia, lo spettro del Bonus Verde. Prorogato per il 2019 e inserito nel nuovo mod. 730, telegiornali e quotidiani hanno fatto a gara a presentarlo come una miracolosa “soluzione ai problemi dell’inquinamento del nord Italia” o l’occasione per restaurare palazzi aviti e antichi castelli riportandone gli antichi giardini ai fasti di quello, meraviglioso, della Reggia di Caserta (più grande e più bello del sopravvalutato giardino di Versailles). Ma in realtà a chi si rivolge il Bonus Verde e a che può servire?

Il bonus verde “è una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute nel 2019 per i seguenti interventi: sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi e realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili”.

In pratica, tutti i cittadini che dal primo gennaio sosterranno spese per la sistemazione del verde in giardini, aree scoperte , terrazzi e balconi o impianti di irrigazione o lavori di recupero del verde di giardini di interesse storico sembrerebbero avere una detrazione del 36% con modalità analoghe a quelle degli altri bonus quindi pagamenti tracciabili.

Bene, corriamo tutti in vivaio e riempiamo di piante i nostri terrazzi? No, il bonus è infatti legato “ad un intervento di risistemazione ex novo o di radicale rinnovamento” e le piante in vaso sono agevolabili solo se inserite in tale progetto di radicale rinnovamento a verde. C’è poi una esplicita previsione per la messa “a dimora di piante o arbusti di qualsiasi genere o tipo e  la riqualificazione di tappeti erbosi, con esclusione di quelli utilizzati per uso sportivo con fini di lucro”.

Potrete far piantare una siepe di 2 metri per non vedere più le esibizioni ginniche del vostro odiato vicino, rifare un prato all’inglese che neanche a Windsor (io i prati all’inglese li lascerei a sua maestà Elisabetta e in Italia farei altro) o Wisteria Lane set per casalinghe disperate, ma non potete far rifare il manto del vostro amato club del golf.

E qui si inizia a capire che il sempre benedetto Bonus Verde, ha accanto a tanti meriti anche una gigantesca falla, si parla di prati, di siepi, di giardini pensili (neanche Nabucodonosor a Babilonia), di radicali rifacimenti edilizi magari anche con una jacuzzi in terrazzo o il rifacimento dei giardini condominiali delle ville della Collina a Torino o Casalpalocco a Roma. Insomma, sono cose per pochi fortunati e abbienti.

Invece, gli incentivi devono essere concentrati sulle innovazioni, sull’agricoltura urbana innovativa, sugli orti di quartiere. Il giardino in città non è un lusso per pochi ma deve diventare pratica diffusa e comune

Il Bonus Verde ha una visione del verde antica, datata, estratta da riviste come la millantata “Segugi e Cavalli” del film Notting Hill. Una visione ottocentesca. Non una parola per l’Urban Farming, per il verde verticale, gli orti urbani e gli orti sui tetti.

In tutta Europa, da Berlino ad Amsterdam e Parigi, le città fanno a gara per offrire contributi economici e vantaggi di cubatura ai cittadini. Paesi che se esce il sole “è vacanza per tutti” come in Olanda offrono incentivi economici a chi realizza un orto sul tetto. Persino a New York e in Svizzera si incentiva il giardinaggio urbano e gli orti di quartiere in quanto mitigano gli effetti dei cambiamenti climatici e rendono più bella la città.

A Rotterdam offrono 30 Euro al metro quadro per realizzare orti in terrazzo e 15 per tetti verdi. Persino una banca ha offerto un tetto di migliaia di mq per realizzare orti innovativi.

Il Bonus verde è un inizio e offre respiro al settore florovivaistico,  ma deve entrare nella modernità, permettere l’agevolazione degli orti urbani e del verde verticale e in vaso, in modo da permettere a tutti i cittadini di partecipare alla rivoluzione verde che da sola potrà aiutare a combattere i cambiamenti climatici nelle città.

Per assurdo incentiviamo la creazione di prati all’inglese, pozzi e sistemi di irrigazione ma poi moltissimi sindaci emetteranno ordinanze che vieteranno di innaffiare. Come accaduto l’estate scorsa in moltissime regioni italiane a causa della scarsità delle precipitazioni e proprio dei troppi pozzi che dissanguano le falde. A Roma si è arrivati a chiudere le fontanelle pubbliche.  Geniale la campagna nata alla Garbatella che invitava il Sindaco Raggi a riaprirle.

Nulla dice sul problema enorme della provenienza delle piante che si andranno ad agevolare, un fiume (anzi una foresta dato il tema) di piante sta invadendo l’Italia e schiacciando i nostri agricoltori del settore florovivaistico. Provengono da Africa e Sud America, persino dall’Asia. Coltivate senza nessuna regola, piene di prodotti vietati in Italia da 50 anni, coltivate da schiavi ( sentire Oxfam al riguardo).

Stivate a milioni su enormi navi container arrivano a Rotterdam  stressate e deboli, piene di agrofarmaci per superare i controlli fitosanitari ( troppo spesso superficiali nel settore non alimentare) e vestite all’Olandese vengono portate in tutta Europa da un sistema logistico così efficiente che era stato infiltrato da mafia e camorra italiane per distribuire gli stupefacenti insieme ai fiori. Secondo molti la Xylella potrebbe essere arrivata proprio attraverso questa filiera malata.

Il giardino in città non è un lusso per pochi ma deve diventare pratica diffusa e comune, riuscire a trasformare i terrazzi dei casermoni popolari in milioni di “boschi verticali” con piante in vaso e pareti verticali. Occorre superare la visione “Orto di guerra” che affligge i comuni italiani che ancora vedono troppo spesso gli orti urbani come una specie di misura da assistenza sociale assegnandoli ai Pensionati ( ce ne saranno ancora in futuro?) ai disoccupati e alle famiglie con prole numerosa.

Nei Paesi Bassi molti comuni assegnano ampie aree dei giardini pubblici ai cittadini per realizzare dei mini orti urbani che ad esempio sono diventati attrazione turistica ad Amsterdam o all’Aia. Persino le piazzole sulle statali in Olanda sono assegnate ai contadini che le coltivano con piccoli cespugli e alberi e mettono a reddito mantenendole pulite.

Grazie ai LED oggi è possibile coltivare anche in casa, e qui denuncio un conflitto di interessi, lavorando io su questa tecnologia da 10 anni e trasformare living e cucine in serre bio sostenibili che sfruttano il calore della casa per far crescere i vegetali e le piante per purificare l’aria in casa e produrre ossigeno.

La città non è uguale alla campagna e il verde del futuro non può essere immaginato come ai tempi dei nostri bisnonni. Gli incentivi devono essere concentrati sulle innovazioni, sull’agricoltura urbana innovativa, sugli orti di quartiere.

I cittadini che hanno recuperato zone abbandonate e spesso anche inquinate di periferie urbane e sottopassi strappati agli spacciatori sono ancora oggi criminalizzati come degli occupatori abusivi. Anche in Italia occorre una legge che permetta ai comuni di assegnare ai cittadini tutti gli spazi non utilizzati, a patto che se ne prendano cura.

Occorre coltivare la città, ovunque e comunque, azioni come il Guerrilla Gardening e il Social Farming sono tra le poche cose di cui la nostra generazione potrà andare fiera davanti ai nostri figli.

IL DOTT. RENATO REGGIANI E' CEO della BioPic srl "Smart Urban Farming"

 

Letto 148 volte Ultima modifica Martedì, 08 Gennaio 2019 18:58
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