Martedì, 01 Maggio 2018 08:36

UN PRIMO MAGGIO SENZA GOVERNO

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E' DALLA SCUOLA CHE GIUNGE UN MESSAGGIO POSITIVO

Il primo maggio del 1886 a Chicago gli operai scioperarono per ottenere migliori condizioni di lavoro. Al quarto giorno di sciopero vi furono violenti scontri tra gli operai e la polizia che voleva interrompere la loro protesta. E fu strage. La strage di Haymarket.

Tre anni dopo, nel corso della seconda internazionale di Parigi, prese corpo l’idea di organizzare una grande manifestazione pubblica per chiedere ai governi la riduzione della giornata lavorativa ad otto ore. Nacque la festa del lavoro o dei lavoratori da tenersi il primo maggio nella ricorrenza della strage di Haymarket.

Da allora il primo maggio è il simbolo delle lotte di tutti i lavoratori per rivendicare i propri diritti e per ottenere migliori condizioni di lavoro. Dal 1947 questa festa è in Italia, una Repubblica democratica fondata sul lavoro, come recita il primo articolo della Costituzione, festa nazionale. Una festa nazionale per celebrare il lavoro, per esaltarne le conquiste e i miglioramenti. Come si addice ad un paese libero e democratico e in via di sviluppo. Tuttavia, nulla in Italia è un simbolo per tutti; nulla della storia delle democrazie occidentali o della nostra breve storia di Repubblica riesce a diventare un valore condiviso da difendere perché costituisce, oggettivamente, uno dei principi su cui si fonda la nostra Patria, il nostro Stato. Il primo articolo della Costituzione. Appunto.

Anche il primo maggio, infatti, nel nostro paese è stato motivo di divisione, oggetto di lotta oscura di una parte della politica e della società contro un’altra. Basterebbe ricordare Portella della ginestra, come abbiamo fatto lo scorso anno sulle pagine di questo periodico, o le spaccature sindacali degli anni ’60, o le tensioni di questi ultimi anni a cui si aggiunge il tentativo, fatto fai governi di questi ultimi due decenni, di delegittimare, politicamente e culturalmente, il significato di questa festa per togliere rappresentanza e forza ai lavoratori sempre più vittime di una deregulation selvaggia dei contratti di lavoro.

Ma in questi anni di crisi profonda del nostro paese la festa dei lavoratori è sempre di più la festa dei disoccupati, del 31,5% di giovani tra i 15 e i 24 anni e il 26,4% tra i 25 e i 36 anni in cerca di occupazione ai quali i governi hanno risposto con la bugia che il lavoro è esclusivamente il frutto del genio imprenditoriale e della fantasia, con la precarizzazione del jobs act, con improbabili lauree professionalizzanti, la paghetta del bonus giovani e la discussa, per come è strutturata, alternanza scuola lavoro. Oggi, la capacità di un governo, di qualsiasi governo dovrebbe essere misurata quasi esclusivamente su un parametro: la capacità di attuare una politica del lavoro in grado di ridurre al minimo il tasso complessivo di disoccupazione e sconfiggere il vuoto lavorativo, economico e dunque anche esistenziale dei giovani. Da questo punto si parte per ridare fiato all’espansione dell’economia, dei consumi; sicurezza e futuro alle vite di tutti gli italiani; garanzia per una istruzione ed una sanità adeguate e dignitose. Forse diciamo ovvietà, ma è in questo primo maggio che esplode la contraddizione più grande di tutte, che si misura l’inadeguatezza di una classe politica assente e autoreferenziale che non riesce, nonostante l’esito elettorale del 4 marzo a capire cosa davvero chiedono gli italiani ai loro rappresentanti, qual è il bisogno di questa Italia sfinita dall’ennesimo teatrino dei partiti, e dei movimenti, che ancora una volta antepongono ai veri bisogni degli italiani le logiche delle alleanze e delle alchimie elettorali e costituzionali utili in primis alla loro auto rigenerazione: le centinaia di migliaia di lavoratori e disoccupati che oggi manifesteranno nelle piazze italiane non avranno un governo con il quale interloquire. Il lavoro può aspettare.

Ecco, allora, che in questo primo maggio una delle notizie più belle e portatrici di speranza che ci danno in lettura i giornali proviene ancora una volta dalla scuola. Da quella scuola che ancora riesce ad evolversi e ad essere portatrice di futuro. Gli studenti dell’Istituto di istruzione superiore Gae Aulenti di Biella guidati dal Professor Giuseppe Aleci hanno realizzato un robot dotato di intelligenza artificiale in grado di assaggiare il vino e di valutarlo a partire già dall’etichetta. Il sommellierobot, questo il nome del prototipo, sfruttando appositi sensori può analizzare il ph e dare informazioni sul livello di acidità, la presenza di solfiti, il grado alcolico, persino il colore del vino. Questi parametri gli consentono di specificare la temperatura a cui dovrebbe essere servito e i piatti migliori a cui accompagnarlo. Il sommelier robot sfrutta le competenze sviluppate nella costruzione del primo robot progettato dagli studenti che si chiama Caesar ed è nato per la ricerca di sopravvissuti in caso di calamità naturali. Siamo all’industria 4.0, all’agroalimentare 4.0. Alla scuola che è in grado di fare innovazione grazie alla preparazione ed alla passione dei docenti e a sentirsi responsabile del futuro dei propri ragazzi. Buon primo maggio.

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