Martedì, 22 Gennaio 2019 16:57

POESIA - CICLO ANGELICO

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Angelo primo

L’annuncio

E fece sua, l’angelo, la fertilità della donna

per non invidiare Maria.

Insegnò alle valli l’eco di quel nome

per dimenticare il proprio:

e gli spazi non se ne stancavano,

e lo accordavano alle vie d’acqua.

 

Spossato dalla fatica di provare umanità

Lui, la cui veste era rossa, ne cambiò il colore:

e divenne placenta e reni, e sentì il peso augusto

della gestazione e se ne morse le labbra,

infatuato dalla bellezza di quell’intimo,

segreto aiutare a portare:

e divenne mammelle e incarnato.

 

E fu allora che riuscì a dire quel nome di donna

unendosi, sfinito, alle valli:

piangente:

e l’annuncio rese al nome del figlio

il sale della finitezza.

 

Angelo quarto

Tentazione

Ruotando velocemente su se stesso

quasi precipitò, per la troppa

fiducia nel suo volo,

su quell’arida zona di trapasso,

trovandosi inviluppato nella sua

stessa veste.

Il turbinio di sabbia

rese secca la sua mente e

s’accasciò, improvvisamente esausto,

stordito dalla larghezza di quel luogo.

 

Non riusciva a fissarsi

nell’Intelletto e ne provava

un ignoto sentimento di sconfitta,

la dissoluzione di un tentativo,

un desiderio di rivalsa.

 

La sua accaldata memoria

ritornò, beffata dalla calura,

al raduno della creazione:

miraggi di luce inanellavano

allora la Visione del Primo

e una corona di riflessi

gli fu sul Capo.

Ora arrancava stanca

una rimanenza di quella luce irrigua

nella sua sensibilità

di non uomo,

 

ma quel deserto lo privava

di ogni volontà

 e lo seguiva senza requie,

infittendogli la smania di andarsene

e sottrarsi al compito di dare vita alla preghiera.

 

Apparve allora a se stesso come altro:

l’altro e il medesimo in un istante

perché una densa cortina di vapori si fece

specchio

davanti a lui.

Un’altra bellezza lo identificava:

comparvero sassi neri, erompendo dal suolo e

gli disegnarono intorno un recinto, un tempio.

 

Fu colto da timore e si riguardò.

Si piacque fino al dolore.

E ne rise.

Allora un fuoco senza calore

gli apparve e la sua mente

ne fu arsa.

La veste produsse una cenere sottile:

una strana mano che da lui crebbe –non so come–

la raccolse per spargerla

dentro quel circolo templare.

 

La pioggia ruppe l’afa.

Un umido Amen la sorresse.

 

L'immagine del titolo rappresenta le  Schiere angeliche dipinte da Guariento di Arpo tra il 1345 e il 1354 come affresco per la volta della cappella dei signori Da Carrara. L'opera è conservata presso i Musei Civici agli Eremitani di Padova.

 
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